La moda e' come la mia amica Paola. Anzi, mi correggo, lo stile e' come la mia amica Paola: o ce l'hai o non ce l'hai. E, se non ce l'hai, non puoi chiamarti Paola ma devi accontentarti di uno degli altri 364 nomi del calendario o dei mille e passa del martirologio della Chiesa. Sono tempi duri. Lo capisci proprio dalla moda: perche', pare, che le donne si scoprano le gambe quando l'economia non funziona. E viceversa. Cosi', tranne le suore e le ottuagenarie, e' tutto uno zampettar di zoccoletti, stivaletti, tacchi hymalaiani su gambe ignude che piu' ignude non s'erano mai viste. Poche resistono al richiamo della moda, giusto quelle che hanno stile: diciamo due o tre per milione di chilometri quadrati.

Come ai tempi di Mary Quant, far veder le gambe, e' diventato un imperativo sancito dalle colleghe giornaliste della moda che, a loro volta, l'hanno diligentemente appreso dagli uffici stampa delle case di moda e, squittendo, ne hanno fatto il loro refrain quotidiano sui rotocalchi estivo. Gia' immagino le garrule creature del 'fashion' a santificare il verbo del sarto di turno che vuole liberare la donna dai sanculotti (ah! quanto sarebbe stato meglio se il poverino avesse studiato un po' piu' la storia: ci avrebbe risparmiato il dolore di udire una citazione tanto erudita quanto capovolta nel significato). Ma ormai il dado e' tratto e torme di donne, anzi eserciti di donzelle, hanno varcato il Rubicone della decenza e si sono appalesate in strada bellicosamente addobbate con la braghetta a fil di coscia. Non so se siete ( lo dico agli uomini) mai stati a Riga la capitale della Lettonia: il primo giorno vi sembra di sognare, tutte le donne sono alte, bionde e con gli occhi azzurri, il secondo cominciate a non distinguerle piu' tanto sono uguali, il terzo giorno vi scoprite a guardate con occhi concupiscenti la vostra guida italiana che finora avevate snobbato perche' troppo banale con quei capelli castani, il quadro giorno tirate fuori dal portafoglio la foto segreta di una vecchia fiamma di Napoli moracciona di capelli e carnagione, il quinto giorno, beh niente, perche' siete sull'aereo contenti di tornare dalle femmine nostrane. Ecco, l'effetto 'Giovannona coscialunga' e' lo stesso: alle 10, massimo 10 e 30 del mattino, non ne potete gia' piu' di gambette al vento, di polpacci nervosi e rinforzati, di cosciottini buoni per una cena sarda, di esuberanti lati B sospesi su trespoli arditi, di ossute secchezze. Ah le gambe, le gambe cantava un melodico anni 40 quando la caviglia al vento provocava visioni perverse e licenziose. Ah le cosce, le cosce vocalizzerebbe oggi un cantantino uscito da X Factor. Ma non e' la stessa cosa: le cosce sono moda, le gambe sono stile!