Fa un certo effetto leggere nelle pagine di economia del Corriere il nome di Scenari Immobiliari a causa della perquisizione che avrebbe subito nella sua sede da parte degli inquirenti che indagano sulla vicenda Ligresti. Fa effetto per due ragioni: la prima è che Scenari immobiliari è una della società più serie e accreditate del real estate; la seconda , che non è meno importante della prima, è che Mario Breglia è un caro e sincero amico. Quindi, detto fuori dai denti, vorremmo che tutto filasse liscio e la vicenda, almeno per quanto riguarda Scenari, si concludesse in fretta. La stessa cosa sta succedendo per un altro amico Massimo Vitali e il suo gruppo che vengono citati dai giornali ( senza peraltro profferire accuse precise) in merito alle tangenti agli uomini della Regione Lombardia.

Sono notizie che fanno male per il rapporto diretto che abbiamo con i protagonisti e perché immaginiamo quanto non ci si possa sentire bene ad essere accusati sui giornali. E’ chiaro che la giustizia, come si dice, ‘deve fare il suo corso’ ma siccome sappiamo come vanno le cose a questo mondo due cose sono certe: primo che, i due amici sopra citati, verranno da molti giudicati sommariamente e indicati come colpevoli di chissà quali misfatti; secondo che i veri giudici impiegheranno mesi ( speriamo non anni) a mettere insieme le carte, istruire i processi, verificare e confrontare le prove, emettere i giudizi. E intanto? Intanto chi si è trovato in mezzo balla e non è una bella sensazione perché non puoi difenderti contro il sospetto e neppure hai la possibilità di accelerare le cose per far valere le tue ragioni. Devi stare lì ed aspettare. Nel frattempo sorrisetti, mezze allusioni, ipotesi fantasiose si sprecano e si moltiplicano. Lo sappiamo succede tutti i giorni a centinaia di cittadini e di imprese: qualche volta vengono condannati , altre volte vengono assolti. Ma nel frattempo c’è un altro tribunale, molto meno importante, ma altrettanto giudicante che si chiama ‘pregiudizio’ e che emette le sue 'parasentenze'. Senza chiedere scusa quando poi sbaglia e fa danni incalcolabili.